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Sanchez traffica con Israele e aumenta le spese militari
L'“esempio” spagnolo alla prova dei fatti
2 Gennaio 2026
L'“esempio spagnolo” è sulla bocca delle sinistre riformiste di tutto il mondo. Anche in Italia.
Il governo Sanchez viene indicato come “prova” della praticabilità del riformismo, di un possibile governo borghese progressista capace di unire la sinistra cosiddetta radicale con quella moderata e liberale. Un governo in grado di intrattenere una relazione positiva coi movimenti e le loro rivendicazioni, esponendosi alle loro pressioni e condizionamenti.
In particolare le rivendicazioni pacifiste e le istanze di solidarietà con la Palestina avrebbero trovato in Sanchez un punto di riferimento esemplare: Sanchez che respinge la richiesta USA del 5% di investimenti in armi, Sanchez che decreta l'embargo verso Israele... quale esempio più fulgido di una postura progressista?
Sennonché sono i fatti, come sempre, a disturbare la narrazione.
Il governo spagnolo ha più che raddoppiato la propria spesa in armamenti, portandola dal 0,9% del PIL ad oltre il 2%. Il Consiglio dei ministri del 23 dicembre ha aggiunto altri due miliardi. Trentatré miliardi di spesa totale complessiva per la difesa. Non “per l'Ucraina”, beninteso, ma per i camion militari, per i sottomarini, per l'approvvigionamento degli arsenali della marina, per la base navale militare Rota... In altri termini per la forza militare dell'imperialismo spagnolo. «La Spagna è un partner affidabile e uno dei paesi che meglio rispetta i propri impegni nell'ambito dell'Alleanza Atlantica» ha dichiarato la ministra della Difesa. C'è da crederle.
Parallelamente, lo stesso governo Sanchez ha dato licenza di trasferimento di materiale di difesa israeliano per Airbus, colosso europeo dell'aeronautica e della Difesa. Ciò in un contesto che già vede la Spagna tra i principali attori in Europa nel commercio militare con lo Stato sionista.
Ma non era Sanchez ad aver annunciato l'embargo verso Israele? Sì, certo, ma con la clausola-scappatoia per cui l'embargo avrebbe potuto essere aggirato per ragioni di... interesse generale nazionale. Evidentemente l'interesse generale nazionale dell'imperialismo spagnolo è quello di rifornire Airbus con tecnologia israeliana a uso duale. Seicento organizzazioni spagnole solidali con la Palestina, che già avevano criticato l'ambiguità delle risoluzioni sull'embargo, denunciano ora giustamente la decisione del governo Sanchez come complicità con Israele.
La sinistra “radicale” interna al governo (Sumar) balbetta. Quella ormai marginalizzata dal governo (Podemos) “critica” ma subisce. Il quotidiano italiano il Manifesto, tradizionalmente schierato a sostegno di Sanchez, parla di una sinistra spagnola che «ha fatto fatica a reagire» di fronte a una «decisione shock così repentina».
Ma il punto non è la fatica della reazione, quanto l'effetto della compromissione. Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, hanno qualcosa da dire al riguardo? Rifondazione Comunista in particolare ha individuato nell'esperienza del governo Sanchez il proprio paradigma di riferimento per l'auspicata ricomposizione col centrosinistra italiano. Può restare ora in silenzio di fronte ai fatti?
Il punto è la natura borghese del governo Sanchez. Naturalmente la destra spagnola è assai peggio. Ma è il meno peggio a preparare il peggio, come sempre.
La costruzione di una sinistra rivoluzionaria è all'ordine del giorno ovunque, anche in Spagna. È il lavoro della Lega Internazionale Socialista.








