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L'attacco del Papa agli anticoncezionali

Il silenzio di liberali e sinistre “radicali”

13 Maggio 2024
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«Armi e anticoncezionali sono gli investimenti che danno più reddito. Le une distruggono la vita, gli altri la impediscono. È triste».

Queste le testuali parole di Papa Bergoglio in occasione degli Stati Generali della Natalità. Una enormità. Mettere sullo stesso piano strumenti di morte ed anticoncezionali è provocazione pura. Farlo nel nome della celebrazione della natalità, e sullo sfondo della campagna reazionaria del governo a guida postfascista contro la legge 194, assume oltretutto un preciso significato: la scelta di dare sponda al governo Meloni nell'offensiva oscurantista contro i diritti delle donne.

Secondo ogni evidenza l'accostamento dei contraccettivi alle armi non pone l'accento sulle armi ma sui contraccettivi. L'attacco è al diritto elementare alla libertà sessuale svincolata dal dovere della procreazione: la libertà sessuale come impedimento della vita, la maternità come dovere della donna! Il peggio della tradizione clericale. Quanto di più lontano dal costume di vita della grande maggioranza della società, delle donne, ed in particolare della giovane generazione.

Armi e contraccettivi come fonte di profitto? È una ragione in più per rivendicare la nazionalizzazione senza indennizzo dell'industria bellica e dell'industria farmaceutica (consentendo la libera disponibilità e gratuità degli anticoncezionali). Ma non è certo questa una preoccupazione della Chiesa, che detiene ricchi pacchetti azionari in tutti i settori dell'economia, a partire dalle banche. Accostare i contraccettivi al profitto da parte del Papa significa unicamente contestarne la moralità, cioè la moralità delle donne.

Si dirà che non c'è nulla di nuovo sotto il sole della cultura millenaria della Chiesa, quale che sia il papato di turno. È vero. Lo scandalo però è il totale silenzio su questa enormità reazionaria da parte della stampa laico-liberale cosiddetta progressista – inclusa quella che fa “opposizione” al governo – che infatti ha confinato le parole del Papa in qualche ritaglio marginale a fondo pagina senza una parola di commento. E ancor più scandaloso è il silenzio della sinistra cosiddetta radicale, quella che sventola un giorno sì e un giorno no il vessillo del Papa cosiddetto progressista sino a farne una propria icona elettorale. Quella che dovrebbe difendere sino a prova contraria la libertà delle donne.

È la conferma, se ve era bisogno, che solo una sinistra rivoluzionaria può essere coerentemente laica e quindi anticlericale. Solo una sinistra che metta in discussione il capitalismo ecclesiastico (immobiliare, finanziario, fiscale), come parte organica del sistema capitalistico, può liberamente attaccare la monarchia assoluta e teocratica che lo gestisce e dunque la sua cultura misogina.

“Donne, vita, libertà” per noi non vale solo in Iran.

Partito Comunista dei Lavoratori

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