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Il governo dei due Presidenti

Anatomia di un governo presidenziale

13 Febbraio 2021

La composizione ministeriale del governo conferma la sua natura antioperaia

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È il governo di due Presidenti, a fronte di una crisi politica non componibile con soluzioni ordinarie, e di una crisi sanitaria e sociale di portata straordinaria.

Mario Draghi ha raccolto attorno a sé i ministeri economici chiave. Quelli che gestiscono il controllo dei conti, dei flussi di spesa, dei fondi europei. Ne fanno parte quadri dirigenti ultrasperimentati della borghesia italiana, un'alta burocrazia statale che è un tutt'uno con il ministero del Tesoro, con la Banca d'Italia, con la Ragioneria di Stato (Daniele Franco, Roberto Garofoli) e che ha collaborato con tutti i governi. Oppure quadri provenienti dall'alta finanza capitalista e dalle grandi imprese (Vittorio Colao). Questo è il nucleo centrale del governo, sotto diretta tutela di Draghi. Il governo dei migliori quadri del capitale.

Un secondo livello del governo è stato “garantito” dalla presidenza della Repubblica, o sulla base di una relazione fiduciaria e/o per un criterio di continuità. Si tratta anche qui di ministeri chiave dell'apparato statale borghese: Interni (Lamorgese), Esteri (Di Maio), Difesa (Guerini), Giustizia (Cartabia). Da segnalare, con la conferma di Di Maio agli Esteri, il riconoscimento della normalizzazione istituzionale del M5S e un suo indubbio incoraggiamento. Le minacce di impeachment contro Mattarella del Di Maio di due anni fa sono evidentemente per tutti un passato molto remoto, mentre la fede atlantista del giovanotto è ormai a prova di bomba.

Il terzo livello ministeriale, gestito insieme da Draghi e Mattarella, riguarda più direttamente il rapporto con la maggioranza parlamentare che sostiene il governo, e dunque coi partiti di diverso segno che la compongono. Qui si segnalano elementi diversi. Sul versante del centrodestra, la premiazione complessiva delle componenti più inclini alla collaborazione istituzionale, sia in Forza Italia (Brunetta, Carfagna, Gelmini) che nella Lega (Giorgetti, Garavaglia). Sul versante del centrosinistra, si è scelta l'esposizione sulla frontiera sociale: Orlando al Lavoro dovrà gestire lo snodo cruciale dello sblocco dei licenziamenti, Speranza continuerà a vedersela col disastro del sistema sanitario. Come in tanti governi di collaborazione di classe, la sinistra liberale o socialdemocratica ha la funzione di levare le castagne dal fuoco al padronato e di fare da ammortizzatore sociale.

Di certo il nuovo governo “per salvare l'Italia” raccoglie tutti i vecchi arnesi delle peggiori politiche borghesi degli ultimi vent'anni. Quelli che hanno condiviso e gestito – tutti senza eccezione – i 37 miliardi di tagli alla sanità pubblica, la precarizzazione del lavoro, la distruzione dei diritti. Quelli che hanno varato le peggiori politiche antisindacali nella pubblica amministrazione all'insegna delle campagne contro «i fannulloni», come Brunetta. Quelli che hanno massacrato la scuola pubblica, a partire dagli otto miliardi di tagli della famigerata Gelmini.
L'unità nazionale riassume decenni di politiche comuni. Appare come soluzione di eccezione, ma è solo la rivelazione della normalità.

Maurizio Landini saluta il nuovo governo come una grande occasione per l'Italia, offrendosi come ciambellano. Lo fece anche con Renzi al suo esordio, poi sappiamo come è andata. Di certo la composizione del governo conferma una volta di più tutte le ragioni di un'opposizione di classe, unitaria e di massa, all'unità nazionale dei partiti borghesi. Contro il governo Draghi-Mattarella e chi lo sostiene.

Partito Comunista dei Lavoratori

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