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Acerbo e il centenario del PCd'I

15 Dicembre 2019
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Quattrocentomila euro in due anni: son queste le briciole stanziate dallo Stato borghese italiano, in vista della commemorazione, prevista nel 2021, per i cent’anni dalla nascita del Partito Comunista d’Italia.

La destra razzista e fascistoide di Salvini e Meloni protesta contro lo sperpero di denaro pubblico. Come dar loro torto? Uno Stato in tutto e per tutto al servizio degli interessi privati del capitale perché mai dovrebbe buttare dei soldi per ricordare la nascita del partito che lo vuole abbattere?

Anche il segretario di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, s’indigna sulle colonne del Manifesto. Quattrocentomila euro son troppo pochi, se si pensa che la sola Regione Abruzzo, per la dannunziana «impresa di Fiume», ha stanziato quest’anno centocinquantamila euro. In breve, la nascita del PCd'I, per la destra, deve essere ridotta alla stregua di un’impresa locale.

Il desiderio inconfessato di Acerbo, però, è che non vuole festeggiare il PCd'I del 1921, quello di Gramsci e Bordiga, ma quello che viene dopo, quello di Togliatti, Terracini e Berlinguer, che espelle il secondo ed emargina il primo, tradendoli entrambi. Nonostante le infinite autocritiche contro la collaborazione di classe dei governi Prodi, quindi, Acerbo non si è smosso di un centimetro dalla rivendicazione di quella linea storica.

Acerbo ricorda che Gramsci è l’intellettuale italiano più letto e studiato nel mondo. L’unico però, assieme a tutti i marxisti, mai messo in pratica dai comunisti alla Acerbo, quelli che riescono a piangere per i suoi undici anni di carcere fascista senza versare mai una lacrima per gli anni che avrebbe potuto passare in libertà, se solo Togliatti e gli stalinisti italiani avessero mosso un dito per liberarlo, anziché lasciarlo marcire in solitudine, colpito pure dalla scomunica per non aver approvato la teoria del “socialfascismo” di Stalin.

Gramsci ha versato il suo sangue per il PCd'I che voleva il socialismo per via rivoluzionaria; Acerbo esalta il sacrificio umano fatto fare da Togliatti agli operai per la «costruzione della democrazia (borghese, nda) italiana», cioè per niente. È il PC(d')I al servizio del capitale quello che Acerbo vuole festeggiare. E se un PCd'I del genere già non lo vogliono festeggiare i padroni borghesi, che pure avrebbero di che brindare per lustri e lustri, figuriamoci cosa ha da festeggiare un operaio che senta Acerbo ricordare ancora una volta, e con immutata gioia, l’amnistia del Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti, con la quale si incarceravano i partigiani per liberare i fascisti e reintegrali nella vita sociale travestiti da fascisti democristiani.

Solo un operaio che abbia scambiato il centenario dalla nascita del PCd'I nella “festa del somaro” può partecipare a una celebrazione simile. E siccome gli operai sono tutt’altro che somari, ecco spiegato perché da anni preferiscono lasciare gli Acerbo a festeggiare da soli non si sa che cosa.

Acerbo ha in ogni caso ragione: un PCd'I simile dovrebbe essere celebrato da tutti i democratici borghesi. Ma come ai tempi dell’unità nazionale, restituito il potere alla borghesia, Togliatti ebbe il ben servito in premio, così oggi, Acerbo, dopo il servizio reso ai governi Prodi, ottiene briciole per la sua festa.

Purtroppo, al pari di Togliatti, Acerbo non capisce che la borghesia non sente ragioni ma solo interessi, e non sarà mai nel suo interesse celebrare il PCd'I. Né il nostro, quello ancora un po’ estremista e immaturo di Bordiga e Gramsci, né il suo, quello marcio di Stalin, Togliatti, Berlinguer, Bertinotti e Ferrero. La borghesia, infatti, non accredita nella sue file altro che i suoi rappresentati diretti, gli altri li tiene lontani il più possibile.

Incapace di afferrare il concetto, Acerbo pretende, come i suoi più illustri predecessori, di essere accreditato tra la borghesia sulle spalle degli operai. Ed è per colpa loro, irriducibilmente estranei e ostili a quella classe, che l’eterno sogno degli stalinisti essere riconosciuti per sempre dai borghesi resterà tale anche per Acerbo. Quando capirà che un simile sogno può essere realizzato solo in certi periodi e molto brevemente, allorché gli operai sono in subbuglio e la borghesia non può fare a meno degli stalinisti per frenarne lo slancio, festeggeremo almeno il ritorno del compagno “pecorella smarrita” tra le file del marxismo. Sarebbe già qualcosa...

Che fare, quindi, fino ad allora, compagno Acerbo, visto che al momento gli operai in subbuglio non sono? Innanzitutto, non confondere gli anniversari. Per i cent’anni del PCd'I che tu vuoi celebrare ci vogliono ancora undici anni. È nel 1930, con l’espulsione degli ultimi tre marxisti rimasti, Leonetti, Tresso e Ravazzoli, che il PCd'I diventa in tutto e per tutto un partito stalinista, quello che tu rimpiangi e il solo che ricordi davvero. Fino al 2030, quindi, hai tutto il tempo per provare a ingrossare le briciole che la borghesia stanzia per celebrarlo.

Se per una volta invece vuoi seguire un nostro consiglio, non chiedere nulla a padroni e loro servi. Ti dessero anche quattro miliardi, nessun soldo della borghesia è buono per celebrare il nostro partito. I soldi dei borghesi sono farina del diavolo. Lascia quindi i quattrocentomila euro dove sono, compagno Acerbo; lascia che la borghesia li aggiunga ai novecentomila già stanziati per celebrare la sua crusca, i sessant’anni dalla scomparsa di Luigi Sturzo e i cento dalla nascita del Partito Popolare.

I cent’anni dalla nascita del nostro partito si possono festeggiare solo coi nostri soldi e la nostra passione. Invitiamo quindi il compagno Acerbo e tutti quelli che hanno dato vita il 7 dicembre al fronte unico delle sinistre di opposizione a preparare con noi un’unica grande festa per i cent’anni dalla nascita del PCd'I. Una festa che discuta finalmente in serenità le ragioni storiche delle divisioni tra i comunisti. Non c’è modo migliore di celebrare la nostra storia, l’unico degno davvero dei comunisti e degli operai. Chissà che sia la volta buona che partecipino.

Lorenzo Mortara

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