La lotta delle donne

#5 Studiare e formarsi è un diritto

Basta manodopera gratuita per il padronato!

27 Febbraio 2019

Verso l'8 marzo

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Negli ultimi trent'anni il mondo dell'istruzione è stato uno dei settori più duramente colpito dalle politiche di tutti i governi: tagli alla scuola pubblica e finanziamenti a quelle private, controriforme che hanno trasformato progressivamente la scuola in un’azienda, indebolimento dell'autonomia nell'insegnamento, attacco degli spazi di democrazia sia studenteschi che dei docenti.
Inoltre, in questi ultimi anni abbiamo assistito, da parte di più settori della destra cattolica e da partiti di governo come la Lega, all'attacco violento nei confronti dei tentativi della scuola pubblica di dare strumenti di analisi critica agli studenti su questioni contemporanee dirimenti: la costruzione della propria soggettività e sessualità, l'immigrazione ecc. Così, tutti i percorsi didattici volti a combattere gli stereotipi di genere e gli stereotipi sull'orientamento sessuale vengono denunciati con campagne mediatiche come “teoria gender”, un progetto didattico di intercultura viene additato come “stregoneria” dal senatore leghista Simone Pillon.
Dunque, nella logica di questo come degli altri governi, gli studenti e in particolar modo le studentesse, non devono comprendere la realtà che le circonda, devono solo subirla. Così in questa prospettiva saranno tirocinanti non pagate usate da uno Stato che si garantisce, sotto la maschera iniqua di utili stages, personale qualificato totalmente gratuito oppure stagiste che garantiscono negli uffici commerciali o negli studi notarili migliaia di ore di lavoro sottopagato.
Saranno insegnanti precarie costrette a fare chilometri su chilometri, a girare come trottole per brevi supplenze solo per assicurarsi qualche punto in più in graduatoria.
Saranno docenti neo-immesse in ruolo obbligate da una legge scellerata a lasciare terra d’origine, famiglia e affetti per essere sbattute a migliaia di chilometri di distanza, in una realtà spesso sconosciuta, quando non ostile.
Saranno donne senza un lavoro, magari alla mercé un compagno, sgomente ed angosciate di fronte ad una gravidanza indesiderata, sole ad affrontare il calvario della ricerca disperata di un ospedale dove esista un medico non obiettore.
Questo dunque è un destino già scritto? No. Rifiutiamo una società che ci vuole vestite solo di rosa e che non ci permette di infilarci i pantaloncini da calcio per giocare con i maschi.
Combattiamo contro il numero chiuso delle università perché questo colpisce le proletarie tra noi, non certo quelle che possono iscriversi ad un’università privata.
Diamo battaglia affinché venga abolita una legge vergognosa come quella della “Buona Scuola” che cede ai bisogni padronali e consente di farci sfruttare da uno Stato menzognero. Ribadiamo con forza il nostro diritto allo studio per tutti e tutte.


Rivendichiamo:

- Educazione senza stereotipi di genere: fin dall’infanzia una rigida divisione in ruoli sessuali pregiudica lo sviluppo e la felicità futura di milioni di bambine e di bambini. Perché gli stereotipi di genere sono deleteri anche per i maschi. La scuola deve garantire un’educazione libera, laica e priva di stereotipi sessisti, razzisti e religiosi in qualsiasi ordine e grado. Occorrono programmi di lotta al bullismo, spesso di matrice sessista e omofoba, campagne di informazione sull’uso dei social e sul fenomeno del revenge porn.

- Eliminazione di fondi alle scuole private: basta fondi pubblici alle scuole dei preti. Queste scuole perpetrano gli stereotipi di genere con i soldi stessi dei lavoratori e delle lavoratrici. È ora di dire basta alla presenza della Chiesa nella vita delle donne e degli sfruttati, utile solo a perpetuare le loro condizioni di sfruttamento e ad accettare la povertà come destino voluto da Dio.

- Eliminazione della Buona Scuola: è necessario eliminare questa vergognosa controriforma targata PD che trasforma le scuole in aziende e concentra i poteri in dirigenti-padroni, esternalizza le risorse affidando inoltre i servizi legati alla scuola in mano a cooperative ed enti privati. È la scuola degli industriali: si distrugge la libertà di insegnamento e si abituano gli studenti ad essere gli sfruttati di domani. Allo stesso tempo vogliamo l'abolizione di tutte le controriforme (dalla Berlinguer, alla Moratti, alla Gelmini) che hanno impoverito il mondo della scuola e dell'università, l'autonomia dell'insegnamento e attaccato gli spazi e strumenti di democrazia di insegnanti e studenti.

- Contro ogni ipotesi di autonomia differenziata e di regionalizzazione del sistema di istruzione, che avrebbe come unico effetto solo quello di esacerbare le differenze fra Nord e Sud.

- Eliminazione dei tirocini non pagati: il lavoro gratuito è sempre inaccettabile, anche quando viene mascherato da tirocinio formativo. Un doppio vantaggio per i padroni: mettere in competizione tra loro gli studenti e ottenere manodopera supina e conciliante a costo zero, accecata dalla speranza di un posto di lavoro che non si materializzerà mai.

- Eliminazione del numero chiuso alle università: l’istruzione universitaria deve essere libera, gratuita e accessibile a tutti e tutte. La formazione non è di chi se la può permettere!

- Programmi di educazione sessuale e accesso ai consultori: a studenti e studentesse (e non solo) deve essere garantito l’accesso gratuito e anonimo ai servizi sanitari e di assistenza nei consultori pubblici e laici, le informazioni sull’accesso e sulla fruizione di tali strutture devono essere fornite in tutte le scuole. Inoltre devono essere messi in campo programmi di educazione sanitaria e sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per la promozione di una contraccezione consapevole e di un libero sviluppo della propria sessualità.

Partito Comunista dei Lavoratori - commissione oppressioni

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