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Il governo Renzi, le trivellazioni petrolifere e il pasticcio dell’election day

12 Marzo 2016
no triv

Verso la fine del 2014 il governo Renzi, tramite il decreto legge 133 definito “sbocca Italia”, ha regalato a Confindustria e alle multinazionali dell’energia un pacchetto di provvedimenti fino a quel momento insperati e mai tentati da precedenti governi. Insieme alle nuove normative favorevoli al capitalismo nostrano ai danni dei lavoratori, spiccavano anche dei veri e propri inviti alle multinazionali per depredare il territorio ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini. Tra l’altro nel decreto si leggeva: «...il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità…» e per tamponare il contraccolpo delle comunità locali aggiungeva: «tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.» Come era ovvio aspettarsi, queste ultime parole sono state immediatamente affossate dalla realtà dei fatti.

Vengono concessi decine di permessi di ricerca e perforazione tra Adriatico, mari siciliani e lo Ionio per un ammontare di circa 130 mila Km quadrati. Coinvolte le principali multinazionali: ENI, Shell, E.On, Edison.
Questo micidiale impatto si ripercuoterà sulla fauna marina, sulle specie vegetali acquatiche e sul pescato con una stima di riduzione di almeno il 50% in alcune di queste aree. In questo scempio spiccano le scelte del Ministero dell’ambiente di concedere il permesso per una megapiattaforma petrolifera dell’Edison al largo di Pozzallo passando sulla testa della decisione contraria delle comunità locali. Non sono esenti poi i tentavi delle multinazionali nei territori costieri della Sardegna e del Tirreno e Adriatico.

Sono nati da mesi moltissimi comitati e coordinamenti sul territorio delle aree coinvolte, e si è così aperto lo scontro tra governo e potentati economici, multinazionali da una parte e cittadini e ambientalisti dall’altra.
Sono nate vere e proprie lotte di resistenza sul territorio, e contro di esse si è scatenata la peggiore retorica governativa, che le ha perfino definite "eco-reazionarie" e "associazioni contro il progresso e il lavoro".
Contemporaneamente da dieci regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) sono stati presentati dei referendum contro l'articolo 38 della legge cosiddetta Sblocca Italia del governo Renzi e l'articolo 35 del "decreto sviluppo" varato dal governo Monti per impedire le trivellazioni in mare in un raggio di 12 miglia dalla costa e fermare tutte le norme che permettono al governo di non considerare le decisioni degli enti locali. Uno di questi quesiti è però stato ammesso, e rappresenta un pericolo per i futuri programmi di Renzi.

Il premier è infatti perfettamente consapevole del fatto che ci sono buone probabilità che possa perderlo, come è successo in passato con altri governi. In particolare sa benissimo che come in precedenza altri referendum su questioni che coinvolgono diritti dei cittadini su questioni ambientali, come quello per la privatizzazione dell’acqua o quello contro il nucleare ad uso civile, ha fortissime probabilità di sconfitta, se questo raggiungerà il quorum. Con un colpo di mano, quindi, ha imposto la data del referendum ad aprile piuttosto che inserirlo nella data più logica delle elezioni amministrative.

Come in precedenti esperienze, il PCL, per la sua tradizione e linea politica, non ritiene il referendum uno strumento sufficientemente valido a contrastare le scelte reazionarie del governo e del capitalismo. Solo la mobilitazione di massa ed una vertenza generale che comprenda anche questo tema sono in grado di fermare queste scelte scellerate. In ogni caso, in passato abbiamo appoggiato referendum riformisti, come appunto quello espresso dal movimento per l’acqua pubblica o il nucleare, portando la nostra visione critica in appoggio alle lotte in difesa dei diritti dei più deboli e dei lavoratori. Per il referendum contro le trivellazioni petrolifere, il PCL adotterà lo stesso atteggiamento di appoggio critico contro il governo reazionario di Renzi e Confindustria, in difesa dei territori coinvolti e dell’ambiente.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione ambiente

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