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La volontà di cinque milioni di curdi è stata imprigionata!

Libertà immediata per i parlamentari dell'HDP!

7 Novembre 2016

Questa dichiarazione è stata pubblicata il 4 novembre, in turco e per un pubblico turco, immediatamente dopo le retate della polizia nelle abitazioni dei parlamentari del partito HDP

HDP arresti



Nella notte fra il 3 e il 4 novembre, lo Stato ha imprigionato la volontà di cinque milioni di curdi. Questa è la sostanza di quanto è avvenuto. È la libertà di cinque milioni di elettori prevalentemente curdi e di altri settori della società vicini all'HDP, ad essere stata rapita con forza, nel momento in cui in piena notte sono stati prelevati dalla polizia nelle loro case i parlamentari dell'HDP, eletti dopo aver superato in situazioni difficilissime la soglia del 10 per cento alle elezioni del 1 novembre 2015, un anno fa. È stata sequestrata non solo la libertà dei parlamentari dell'HDP, ma anche quella del diritto di cinque milioni di elettori di eleggere i loro rappresentanti in Parlamento.

Perché? Perché questi deputati eletti con milioni di voti sono stati incarcerati? La spiegazione che è stata data è senza senso: sono stati arrestati perché non hanno risposto ad un ordine di testimonianza della procura, è stato detto. Non rientra nella pratica abituale la convocazione giudiziaria dei deputati per avere le loro testimonianze. Perché, allora, è accaduto? È accaduto perché l'immunità parlamentare di questi deputati è stata revocata. Allora chiediamoci: perché la loro immunità è stata revocata?

La risposta a questa domanda è chiara. Ma tutti in Tuchia sanno che questa risposta, tuttavia, non può più essere pronunciata. Il governo Erdogan-AKP ha intensificato la sua guerra solo perché ha perso le elezioni del 7 giugno 2015. La risposta è assai semplice. Per Erdogan, la via d'uscita da questa sconfitta elettorale è stata porre fine al "processo di pace" con i curdi, rafforzare la guerra nonché scatenare lo sciovinismo fra i turchi, in questo modo ottenendo i voti dei settori nazionalisti, e nel mentre stringere una più stretta alleanza con il MHP [Partito del Movimento Nazionalista, partito politico turco di estrema destra, braccio politico dei Lupi Grigi, NdT] di Devlet Bahceli. Sin da allora migliaia di giovani e di persone di ogni età hanno perso la vita da entrambe le parti; il motivo di tutto ciò è la necessità da parte del governo AKP di aumentare la propria percentuale di voti e di ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento. La Turchia è tenuta prigioniera dalle ambizioni di un solo uomo, e l'intera società ne sta pagando il prezzo.


LA STRATEGIA DEL 1993 È STATA "RIMESSA IN VITA" DALLA STRATEGIA DEL 2015

Avendo intrapreso tale cammino, è più che evidente che nonostante la facciata della cosiddetta "pace", "apertura", "processo di soluzione", la Turchia non ha fatto un solo passo avanti sulla questione curda. Il 4 marzo 1994, dopo la revoca della loro immunità, alcuni deputati del DEP [Partito della Democrazia, partito pro-curdo dei primi anni '90, messo fuorilegge nel giugno 1994, NdT] vennero portati via dal Parlamento dalla polizia. L'episodio, in particolare la foto di un poliziotto che afferra per il collo il deputato Orhan Dogan, ebbe un impatto traumatico sulla vita politica turca. Alcuni di questi deputati furono assolti dalle accuse e rientrarono in Parlamento. Ma dopo 22 anni lo Stato turco sta di nuovo come al solito attaccando i deputati curdi, con esattamente gli stessi metodi polizieschi!

Il 4 marzo 1994 fu il risultato della sciagurata "strategia del 1993". Cioè della politica che mirò a colpire i curdi impegnati in politica, sfociata nel massacro, in quel periodo, di un gran numero di essi. Gli autori di questa politica furono Tansu Ciller, l'allora Prima ministra, e Mehmet Agar, ex capo della polizia promosso ministro sotto Ciller. Nel 2015, quando l'AKP ha voluto ottenere vendetta per le elezioni del 7 giugno stroncando con cieca rabbia il "processo di soluzione", abbiamo definito questa svolta la "strategia del 2015", facendo riferimento precisamente alle somiglianze fra il 1993 e il 2015. La persecuzione contro i deputati a cui stiamo assistendo ora è una conferma che dimostra il ritorno al suddetto periodo.

Facciamo attenzione alle date: la notte fra il 3 e il 4 novembre. Questo 3 novembre è stato il ventesimo anniversario dell'incidente di Susurluk, episodio che ha un posto di primo piano nella politica della Turchia (1). La polizia ha fatto irruzione nelle case dei deputati HDP nella notte - e non di mattina come di solito accade - in maniera tale da evitare che una protesta di massa potesse erompere all'improvviso. La data degli arresti, ad ogni modo, è stata proprio il 3 novembre!

Non è una mera coincidenza. Il governo dell'AKP ha l'abitudine di mettere la sua firma su date simboliche importanti della storia politica turca. Il referendum costituzionale del 2010 si tenne nel trentesimo anniversario del colpo di Stato del 12 settembre. Tayyip Erdogan ha utilizzato fino all'ultimo giorno consentitogli dalla costituzione per firmare la modifica costituzionale concernente la revoca dell'immunità parlamentare, e cioè il 7 giugno, primo anniversario delle elezioni del 7 giugno. E ci sono altri esempi. Attraverso la detenzione dei deputati e dei leader dell'HDP, il governo dell'AKP dichiara il trionfo dello "Stato profondo", impiegando senza esitazione i metodi usati in passato. L'arresto dei deputati HDP in quella stessa data potrebbe essere interpretata anche come celebrativa di una vittoria, dal momento che l'AKP arrivò al potere per la prima volta con le elezioni del 3 novembre 2002.

Un altro significato della scelta di questa data può essere quello della riabilitazione di Mehmed Agar. Suleyman Soylu, un allievo di Mehmed Agar, è stato di recente nominato Ministro dell'Interno. Subito dopo questa nomina, Mehmed Agar, a quanto pare persona di buonafede per il governo, è stato convocato dalla Commissione parlamentare sugli interventi militari. In quell'occasione ha detto: «neanche un mese di ricostruzione delle forze di sicurezza ha permesso di prevenire molti attentati suicidi.» Come mai ha sottolineato in particolare «neanche un mese»? Perché la dichiarazione è avvenuta ad ottobre, e Suleyman Soylu è stato nominato ministro a settembre. Agar garantisce per Soylu. Non dev'essere difficile giudicare il carattere politico di una persona per la quale garantisce Agar!


QUESTIONE CURDA: SOZCU PORTAVOCE DELL'AKP, AYDINLIK È LA LUCE!

Per capire il perché dell'escalation militare dell'AKP dopo la sconfitta sua e di Erdogan il 7 giugno 2015, non è necessario soffermarsi sul perché Bahceli (leader del partito fascista MHP) si tenga stretto Erdogan oggi, quando l'ha dichiarato “un traditore” ieri. Il Vatan Partisi [Partito della Patria, nome assunto nel 2015 dal Partito dei Lavoratori - Isci Partisi, maoista - dopo la sua svolta nazionalista e patriottico-kemalista, NdT] e il giornale Aydinlik (2), che ieri dichiaravano Erdogan e l'AKP loro arcinemici, e di se stessi dicevano “soldati di Mustafa Kemal (Ataturk)”, si sono allineati ad Erdgoan quando si è trattato della questione curda e dello “Stato profondo”. Il proposito di questa velenosa posizione ideologica appartenente a questa organizzazione di ex generali presuntamente di sinistra è la conquista dello “Stato profondo”, prima caduto nelle mani della setta di Fethullah Gulen, e la soppressione delle istanze di liberazione del popolo curdo.

Dopo tutto, il Partito della Patria e Aydinlik hanno ora dichiarato il loro supporto a Erdogan. Che dire di Sozcu [quotidiano turco, NdT]? Questo giornale sta ancora vantandosi della sua opposizione a Erdogan qua e là, ma quando si giunge alla questione curda, non ha nulla da invidiare a Aydinlik. Il razzismo anticurdo di Yilmaz Ozdil (3), col suo stile pungente, farebbe arrossire molti autori di YeniAkit (4).

Ciò significa che il nazionalismo turco sulla questione curda sta dolorosamente dividendo il campo anti-AKP. Chiunque mostri ostilità verso i curdi sta sostenendo il successo di Erdogan e del programma rabiista dell'AKP [neologismo che rimanda alla politica repressiva di Erdogan in linea con quella del regime di al-Sisi in Egitto, e alla strage di Rabia al-Adawiyya di oppositori politici ad opera delle forze di al-Sisi, NdT], con la sua orribile guerra religiosa in corso e coi suoi sogni di dominio sul mondo sunnita. Chiunque si schieri contro i curdi nell'arena del Medio Oriente sta aiutando l'imperialismo USA nell'azzannare la Turchia al collo!

Il ruolo del CHP [Partito Popolare Repubblicano, partito progressista socialdemocratico, erede storico del kemalismo, NdT] è particolarmente reazionario in questo contesto. Da una parte, sta sostenendo formalmente un dialogo con l'HDP. Dall'altra, partecipa al “consenso nazionale” dal quale l'HDP è escluso, un consenso che aiuta a stabilizzare le borse e il tasso di scambio monetario: al massimo, mormora impercettibilmente che “anche l'HDP dovrebbe essere invitato allo Yenikapi” [piazza di Istanbul in cui Erdogan ha tenuto la sua oceanica manifestazione dopo il golpe di luglio 2015, NdT]. Ancora più drammatico è il fatto che, quando l'immunità parlamentare è stata votata, Kilicdaroglu (il leader del CHP) ha votato a favore con la scusa di “agire tatticamente”. Se Demirtas, Yuksekdag e i loro colleghi sono stati presi in custodia a seguito di raid della polizia, se la volontà di cinque milioni di curdi è stata calpestata, se oggi i parlamentari eletti dai curdi sono stati consegnati alle squadre dell'antiterrorismo, la colpa di tali atti ricade anche su Kilicdaroglu! Ma se Erdogan vuole formare un “governo nazionale” per schiacciare i curdi con l'aiuto di Bahceli, egli nominerà Baykal (l'ex leader del CHP) come ministro di quel governo, non Kilicdaroglu!


PER L'AVANGUARDIA DEI LAVORATORI È INAMMISSIBILE CHE LA VOLONTÀ POLITICA DELLE LORO SORELLE E FRATELLI CURDI SIA REPRESSA!

La ragione per cui i cosiddetti oppositori di Erdogan e dell'AKP stanno serrando i ranghi col governo, per quanto riguarda la questione curda, sta nel fatto che il capitale turco in generale, quindi non solo il clan Albayrak (cioè la frazione islamista della borghesia turca) ma anche il clan Koc (cioè la frazione laica, filo-occidentale della borghesia turca), ha rivolto lo sguardo al petrolio della regione curda dell'Iraq. Dunque, c'è una convergenza nei ranghi della borghesia riguardo la questione curda. Massoud Barzani, che controlla quella regione curda, è fianco a fianco con il governo dell'AKP. Lo stato borghese turco non può permettere a nessuna forza al di fuori di Barzani di rappresentare il popolo curdo. E Barzani rappresenta, dentro la società curda, gli interessi delle tribù curde e della nuova fiorente borghesia compradora sotto l'egida dell'imperialismo USA, e della Turchia sotto l'AKP. Dunque, Barzani ha voltato le spalle alle altre forze del popolo curdo.

È per questa ragione che la Turchia, sotto la guida dell'AKP, si è lanciata nell'avventura del Medio Oriente, sostenendo una politica che ha portato i giovani turchi e curdi a versare il proprio sangue in Iraq, Siria e magari altrove. Il prezzo della moltiplicazione dei profitti del capitale grazie al petrolio significa perdita di vite per la classe operaia, per i contadini poveri e i poveri delle città, specialmente negli strati giovanili. Il risultato di questa politica all'interno della Turchia è l'insaprimento della guerra in corso riguardante la questione curda, che si è trascinata per più di trent'anni. La detenzione dei parlamentari curdi è il risultato di questa politica basata sul petrolio. Il prezzo del petrolio ha la priorità sulla libertà dei curdi!

La classe lavoratrice non deve sacrificare nessuna vita, nessun giovane per i profitti di altri. Essendo di questo che si tratta, l'avanguardia dei lavoratori dovrà opporsi decisamente alla violazione della volontà politica del popolo curdo, dei cinque milioni di curdi. Il popolo curdo è un popolo povero, al quale siamo stretti da un legame profondo. Proprio come i nostri lavoratori, essi hanno il diritto di parlare nella loro lingua, ascoltare la loro musica, chiamare i propri figli come preferiscono ed essere rappresentati da chi loro scelgono.

Il governo, che viola i diritti del popolo curdo nella maniera più abominevole, sta attaccando anche ogni singola conquista, ogni singolo diritto della classe operaia, sottrandoglieli. I minatori di Zongduldak e gli sfruttati di Zongludadk in generale stanno fronteggiando un'ondata di privatizzazioni: con tutta probabilità, dovranno vedersela con la perdita dei loro posti di lavoro, o con un massacro aziendale dopo essere diventati lavoratori in appalto. Cosa dovrebbero avere contro i curdi? Il fattore principale di garanzia di sicurezza sul lavoro per i lavoratori anziani era il trattamento di fine rapporto. Se il salario è trasferito a un fondo centrale, la stabilità del loro posto di lavoro svanirà. Un lavoratore perderebbe il lavoro alla prima contrapposizione, e anche se trovasse un nuovo lavoro, lavorerebbe senza alcuna garanzia. Come Erdogan ha affermato nel suo incontro coi padroni, persino se non volessero licenziare i lavoratori manu militari, li priverebbero di qualsiasi tipo di posto fisso. Cosa c'entrano i curdi con questo? Diventare manodopera servile senza diritti sarà l'unico modo in cui un giovane disoccupato potrà realizzare il sogno di avere un lavoro, con agenzie di collocamento private. Chi potrebbe incolpare i curdi per questo?

Ma prima di tutto viene lo stato di emergenza! I lavoratori e gli ingegneri di Zonguldak in lotta sono stati appena licenziati da un decreto legge. Lo scopo di questa mossa è quello di ostacolare la lotta contro la privatizzazione. I membri del KESK, il sindacato più avanzato degli impiegati statali, sono costantemente licenziati da decreti legge. Ciò che sta dietro tutto ciò è impedire la lotta mentre si espunge ogni contenuto positivo dalla legge che garantisce il posto fisso ai dipendenti pubblici. Possiamo essere sicuri che un nuovo decreto non trasferirà il TFR in un fondo centrale? Da tutto ciò possiamo concludere che lo stesso stato di emergenza stia colpendo i lavoratori, gli sfruttati e i curdi.

Per queste ragioni, la classe lavoratrice dovrebbe lottare contro la guerra, contro lo stato d'emergenza che sottrae loro i diritti democratici, e contro l'imperialismo americano. Non contro i curdi. I curdi sono fratelli e sorelle dei lavoratori. Preservare la fraternità è interesse della classe lavoratrice.

Alziamo insieme la nostra voce:

No all'ammanettamento della volontà di cinque milioni di curdi!

Libertà per i parlamentari dell'HDP!

Non un giovane, non una goccia di sangue per la guerra del petrolio!

Lottare contro gli USA, non contro i curdi!






Note:

(1) Un incidente automobilistico vicino alla città di Susurluk, il 3 novembre 1996, mise a nudo l'ampiezza delle atrocità commesse contro i curdi (e non solo i curdi) e dei legami fra lo "Stato profondo" con la criminalità organizzata e i gruppi fascisti.

(2) In teoria strenuo difensore della repubblica contro Erdogan e l'AKP, ora sostiene questi ultimi.

(3) Redattore del quotidiano Sozcu.

(4) Quotidianio filo-Erdogan molto reazionario.

Devrimci Isci Partisi [Partito Rivoluzionario dei Lavoratori], Comitato Centrale

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