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(24 Luglio 2010)
Le notizie apparse oggi attorno ai progetti Fiat sono clamorose. Sergio Marchionne non si limita a confermare la chiusura di Termini Imerese e la prospettiva di smantellamento a Mirafiori, ma ipotizza la soluzione “newco” a Pomigliano pur di proteggere un accordo incostituzionale da ogni possibile contestazione legale e sindacale. La misura è davvero colma. Cosa attendono le sinistre politiche e sindacali a rispondere, coi fatti, a simile provocazione? Non c’è alcun tavolo negoziale possibile sul terreno posto dalla Fiat. Né bastano dichiarazioni di dissenso o di denuncia. E’ necessario preparare una vera prova di forza: l’occupazione generale degli stabilimenti Fiat, con l’aperta rivendicazione della nazionalizzazione dell’azienda, senza indennizzo e sotto controllo operaio. E’ l’unica rivendicazione all’altezza della sfida. Se la Fiat espropria il contratto e persino la Costituzione, una battaglia per l’esproprio della Fiat diventa una necessità elementare, sociale e “democratica”. La Fiat è già stata “ comprata” dalla società italiana attraverso le enormi regalie pubbliche di tutti i governi. La nazionalizzazione è solo la restituzione del maltolto, e un fatto di risparmio. In ogni caso solo una battaglia radicale di questa portata può ricondurre l’azienda a più miti consigli: perché la Fiat conosce solo il linguaggio della forza. Il PCL fa appello a tutte le sinistre per una grande campagna nazionale in autunno attorno alla rivendicazione dell’esproprio della Fiat.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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